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    April 10

    LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE ESISTE

    Non possiamo non restare basiti di fronte alla recrudescenza di deprecabili episodi di violenza sulle donne che la nostra comunità registra negli ultimi tempi.

    La violenza contro le donne esiste, è diffusa e non appare affatto in diminuzione. Varie le forme con cui si manifesta tale violenza: la tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale, i maltrattamenti del marito all’interno delle mura domestiche, le molestie sessuali sul luogo di lavoro.

    La violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. E contrariamente allo stereotipo che vede i comportamenti violenti esclusivamente legati a situazioni di degrado sociale e familiare, gli studi rilevano che gli uomini violenti appartengono a tutte le categorie sociali e professionali, comprese le più agiate.

    In realtà non c’è nulla che si possa fare per prevenire una violenza, soprattutto nella società di oggi, in cui la donna lavora e le viene chiesta sempre più flessibilità. In tale contesto, non c’è da stupirsi che le donne siano reticenti a confessare di aver subito una violenza per timore che l’interlocutore sia diffidente o addirittura non ci creda. Non a caso le donne scelgono l’anonimato, dichiarando la loro identità solo quando cominciano ad avere più fiducia.

    Le violenze perpetrate hanno indicibili effetti sia sulla vita delle vittime che per la società in cui operano. Depressione, paura, attacchi di panico, incapacità di relazionarsi con l’esterno e di contribuire alla formazione dei figli sono solo alcuni dei sintomi più frequenti a cui vanno incontro le donne maltrattate o violentate.

    Le donne, come ho sempre sostenuto, sono fondamentali per una società  e possono contribuire in modo concreto allo sviluppo di un Paese; perciò è necessario  rispettarle e tutelarle nei loro diritti fondamentali, a partire dal contesto in cui vivono.

    E’ opportuno che le istituzioni mettano in campo tutto il loro rigore per individuare e punire esemplarmente i responsabili applicando le buone leggi che ci sono ed adoperandosi con nuove iniziative.

    Nonostante ci sia più informazione su tale fenomeno, rimane ancora tanta strada da percorrere per incoraggiare ed educare le persone ad un atteggiamento di intolleranza nei confronti della violenza maschile. Persiste, purtroppo, la “illusione” che lo stupratore o il violento siano sempre e soltanto estranei, resiste ancora, purtroppo, omertà sociale e familiare.

                                                                     ROSANGELA CESTARA

                                                                   Responsabile Azzurro Donna

     

    February 08

    Discussione su DIAMOCI UN SEGNO DI PACS

     NON RESTATE INDIFFERENTI....lottate con noi.

    Citazione

    DIAMOCI UN SEGNO DI PACS

    Diamoci u Un segno Di Pacs

    immagine

    ...

    Partecipa Anche tu

    ...

    In queste ore, il dibattito in Parlamento sui Patti Civili di Solidarietà, meglio noti come PACS, sta diventando sempre più acceso, catturando totalmente l'attenzione dei media.
    Il riconoscimento dei diritti basilari di convivenza
    alle coppie di fatto
    , etero e non,
    rappresenterebbe una conquista fondamentale per lo sviluppo sociale e civile del nostro paese.
    Una conquista che è stata già raggiunta in altri paesi europei,
    a partire dalla Francia nel lontano 1999.
    Anche nel mondo dei weblog possiamo fare qualcosa:
    noi singoli cittadini possiamo far sentire le nostre voci,
     diffondiamo il peso della nostra coscienza.
    Facciamo sentire che ci siamo anche noi
    e che pretendiamo di essere cittadini del mondo.
     
    Se sei d'accordo, prendi parte all'iniziativa
    " diamoci un segno di PACS ",
    copia questo post e incollalo sul tuo weblog
    aggiungendo il tuo nick e il link del tuo blog al mio.
    E passa parola
    .
    Solo creando una catena di consensi, un oceano di pensieri unanimi, possiamo sperare di poter cambiare il nostro futuro.
     
    Aggiungi di seguito  il tuo nick e il tuo blog al mio
    ...
    February 07

    Sondaggio musicale

    Ho fatto una domanda ad alcuni dei miei contatti msn (farla a tutti era complicato): Qual'è la tua canzone italiana preferita? ecco a voi l'elenco....
     
    Certe notti,
     
    Come mai,
     
    Come pensi che io,
     
    Dimmi_dimmi,
     
    E,
     
    Eccoti,
     
    Gocce di memoria,
     
    I giardini di marzo,
     
    Io canto,
     
    Mai più noi due,
     
    Marzo,
     
    Tutto di te,
     
    Tutto è niente,
     
    Una canzone per te,
     
    Voglio volere,
     
    Vorrei avere il becco.
     
    Ora tocca a voi, se avete una vostra canzone fatemelo sapere così ne discuteremo insieme.
    January 20

    Ti Ho Amato

    Come un fulmine mi hai trapassato il cuore, spezzandolo. Sei come un fuoco che lo accende e lo fa poi scoppiare come una bomba.. Ogni volta che ti vedo, parlano i miei occhi dicendoti "TI AMO".. io brucio d'amore, un'amore troppo forte.. che mi consuma piano piano.. !!
    December 30

    Un Battito.

    Un battito. Il corpo chiama flebile la voce a rinascere. Un battito. Brucia il silenzio sul gelo del ritmo endogeno. Un battito. Insiste, spezza, spinge: è vita imprigionata. Un battito, battito, battito, battito... Il serbatoio della speranza è ormai vuoto, pieno quello della follia: così si ricarica il corpo stanco e di dolori fa allegria. Insiste, spezza, spinge... Il nulla è ormai pazzia! Barriere cadono e il silenzio scalda... ...il freddo - non preparato - repertorio d'insanità. Insiste, spezza, spinge la società il mio ardore. Si gonfia di pudore, si sporca di falso onore e appoggiandosi su vecchie spoglie imputridisce il suo mestiere dentro leggi sottovuoto. Ma il ritmo sale... ...il sangue scorre... La tela è ormai stracciata e nulla la può ricomporre! "Sono il saltimbanco dell'agorafobia!" "Sono il cuore della malattia!" "Me stesso è il mio mondo e non voglio reti di falsità!" Ma l'ago punge e il filo cuce: i tessitori del bene cancellano gli errori. Il ritmo scende... ...a poco a poco... Si salda la cicatrice, si riconferma il silenzio e non più follia, nè insanità, tranne che nel ricordo, solo... ...un battito.
    img by mondoglitter.it
    December 28

    by mondoglitter.it
    December 27

    Buon Anno

    tanti auguri a tutti Created By Rom@n@deROM@
    December 25

    Discussione su 1gioco!!!!!!!!

     

    Citazione

    1gioco!!!!!!!!


     

    Buona sera!!!!!come state????io nn sapevo cosa fare...quindi mi sono messa a scrivere nel mio adorato blog!!!
    Oggi volevo parlare di un gioco.....bitfight,,,,,ecco alcune informazioni per voi!!!!!!!!!
    Il compendio
    Ok, la prima cosa che vedrai dopo la registrazione sarà il Compendio del tuo personaggio, prima cosa che vedrai ogni volta che ti loggherai.
    C'è un frontespizio, la tua razza, il tuo nick/nomeutente, e un sacco di cose da spiegare.
    “Sei stato condotto qui da” (vedrai solo una delle seguenti opzioni)

    Nome: Hey! Questo è quello che ti ha morso, ti ricordi la Registrazione? Puoi cliccare e vedere una parte del Compendio del tuo genitore.
    Un Anziano: Sei un orfano, in parole povere...
    Un Dimenticato: questo si vede quando il tuo genitore cancella il suo account.
    tutti noi sappiamo che l'oro è la cosa più utile al mondo, e questo non cambia per gli esseri soprannaturali...
    Guadagni Oro da:
    il lavoro al
    Cimitero
    la Caccia agli Umani
    vincere dei Combattimenti con altri giocatori
    Perdi Oro: perdendo i
    Combattimento con altri giocatori.
    L'oro ti serve per comprare:
    punteggi nelle
    Caratteristiche
    migliorie alla tua Magione
    acquisti dal Mercante

    la ricerca di un avversario e la Caccia agli Umani
    “Ecco il link che ti permetterà di cacciare nel WEB:”
    Ok, ora hai il tuo bitelink (link del morso) e puoi mordere le persone esattamente nella stessa maniera in cui ti hanno morso.
    riceverai
    Bottino (carne/sangue) e Oro da ogni vittima che morderai.puoi vedere quante persone hai morso dalle Statistiche se qualcuno che mordi si registra mettendoti come Ascendente, vedrai il suo nomeutente come parte della tua Discendenza

    “Ecco il link che ti permetterà di cacciare nel WEB:”
    Ok, ora hai il tuo bitelink (link del morso) e puoi mordere le persone esattamente nella stessa maniera in cui ti hanno morso.
    riceverai
    Bottino (carne/sangue) e Oro da ogni vittima che morderai
    puoi vedere quante persone hai morso dalle
    Statistiche
    riceverai Bottino (carne/sangue) e Oro da ogni vittima che morderai
    puoi vedere quante persone hai morso dalle
    Statistiche

    Il tuo livello aumenta guadagnando Punti Esperienza.
    Ogni volta che raggiungi un nuovo Livello ricevi una
    Missiva nel Porta-missive, che ti informa del passaggio.
    Livelli più alti ti danno accesso a
    Oggetti migliori dal Mercante.
    Livelli più alti aumentano le tue
    Cacce agli Umani.
    Livelli più alti ti fanno guadagnare più
    Oro e Punti Esperienza al Cimitero.
    I Livelli determinano la tua
    Energia Vitale (Punti Ferita Totali).

    ora....se volete giocare il tutto è semplice...clikkate qui!!!

    http://s3.bitefight.it/c.php?uid=54782

      >
     

     

     
    December 17

    Il Basco inglese

     
    ciao a tutte, oggi mi rivolgo alle donne perchè quello che sto per dire non credo che interessi molto al genere maschile.
    Mi ritrovo quì per rendervi ancora una volta partecipi di ciò che faccio e ciò che mi piace.
    Inizialmente ho creato questo blog perchè volevo farvi conoscere le mie doti nel realizzare oggetti con le mani.
    E' appunto di questo che parlerò oggi. Ho sempre creato cappellini - mostro invece oggi per la prima volta mi sto cimentando nella realizzazione di un basco.
     
    Precisazione: la prima maglia alta lavorata all’inizio di ogni giro è composta da n. 3 catenelle.
    Inizio: 5 catenelle e chiudere ad anello
    1° giro: 12 maglie alte nell’anello
    2° giro: lavorare 2 maglie alte in ogni maglia sottostante = 24 m.a.
    3° giro: aumentare di 1 maglia ogni 2 = 36 m.a.
    4° giro: aumentare di 1 maglia ogni 3 = 48 m.a.
    5° giro: aumentare di 1 maglia ogni 4 = 60 m.a.
    6° giro: aumentare di 1 maglia ogni 5 = 72 m.a.
    7° giro: aumentare di 1 maglia ogni 6 = 84 m.a.
    8° giro: aumentare di 1 maglia ogni 7 = 96 m.a.
    9° giro: aumentare di 1 maglia ogni 8 = 108 m.a.
    10° giro: aumentare di 1 maglia ogni 9 = 120 m.a.
    11° giro: aumentare di 1 maglia ogni 10 = 132 m.a.
    12° giro: aumentare di 1 maglia ogni 11 = 144 m.a.
    13° giro: aumentare di 1 maglia ogni 12 = 156 m.a.
    14° giro: aumentare di 1 maglia ogni 13 = 168 m.a.
    15° giro: aumentare di 1 maglia ogni 14 = 180 m.a.
    16° giro: aumentare di 1 maglia ogni 15 = 192 m.a.
    17° giro: aumentare di 1 maglia ogni 16 = 204 m.a.
    18° giro: diminuire di 1 maglia ogni 16 = 192 m.a.
    19° giro: diminuire di 1 maglia ogni 15 = 180 m.a.
    20° giro: diminuire di 1 maglia ogni 14 = 168 m.a.
    21° giro: diminuire di 1 maglia ogni 13 = 156 m.a.
    22° giro: diminuire di 1 maglia ogni 12 = 144 m.a.
    23° giro: diminuire di 1 maglia ogni 11 = 132 m.a.
    24° giro: diminuire di 1 maglia ogni 10 = 120 m.a.
    Terminare il lavoro con 10 giri di maglia bassa per fare il bordo (io ne ho fatti solo 3)
    Buon lavoro!!!
    December 01

    L'Angelo Custode

    E' giunto il momento anche per me di dedicare un angolino del mio blog...un pensiero speciale al mio Angelo: a quella persona che mi dimostra tanto in ogni attimo della sua vita. Di una vita che ha scelto di condividere con me. E come scrisse poco più di un mese fa in un biglietto di auguri indirizzato a me " Un piccolo pensiero può esprimere...l'inizio di una nuova vita Assieme". Io quì oggi, anche senza nessuna ricorrenza particolare, approvo in pieno le parole che ha usato e concludo dicendo: " quando si cade ci si rialza più forti di prima se c'è qualcuno che ti sorregge".
    Milioni di Baci Dolcetto.

    November 29

    il pofumo delle parole

     
    Eccomi di nuovo quì con voi...
     
    di solito nel blog ognuno mette ciò che gli passa nella mente ed io invece stravolgo un po' le cose e vi scrivo ciò che sta passando ora sotto il mio naso: IL SALAME DI CIOCCOLATA. vi chiederete come faccio a mettere il salame in rete? semplice uso l'immaginazione e la fantasia!!! In realtà voi non vedrete mai il salame finito ma le singole cose che lo compongono, infatti vi darò soltanto i consigli per farlo voi...cioè vi trascrivo quì la mia ricetta e se vi viene male buon per me così quando assaggerete il mio non ci saranno paragoni!!!!
    Salame di cioccolata
     

    Ingredienti:
    300 gr di biscotti secchi (non all'uovo)
    150 gr di zucchero semolato
    150 gr di burro
    50 gr di pinoli
    2 cucchiai di cacao amaro
    Un bicchiere di marsala dolce
    una bustina di vaniglina
    2 uova
     Preparazione:
    Sbriciolate i biscotti in una ciotola e uniteli al burro, zucchero e cacao. Lavorate l'impasto col cucchiaio e aggiungete piano il marsala. proseguite a lavorare con le mani e aggiungete i pinoli tritati grossolanamente. Date all'impasto una forma allungata, come un salame, e ponetelo in frigo, incartato in alluminio da cucina. Al momento di servirlo tagliatelo a fette di un centimetro
     
    November 04

    Il Muro

     
     
     
     
    Amici e non...è giunto il momento:
     
    ecco a voi una pagina tutta vostra dove potete esprimervi come più
     
    credete.
     
    Dove potete farmi domande o lascare i vostri saluti.
     
    Vi aspetto numerosi (almeno spero che qualcuno
     
    di buon cuore mi scrivi.)
    October 26

    Test

     
     
    Ciao a tutti/e eccovi le novità,
     
    girando  nei blog dei miei amici ho trovato questo
     
    TEST simpatico e ve lo propongo quì...
     
     
    spero che vi piaccia...
     
    e per chi farà 100 un meritato premio.
    September 20

    La storia fantastica

    La storia fantastica

    Fuori…un tempo gelido e tempestoso, sferzato dall’ira dei venti e dall’incessante caduta della neve.

    In casa di Maria e Sandro, di fronte ad un caminetto vi sono altre due coppie, Maura e suo marito Andrea e per finire Antonella ed Enzo.

    Tutti insieme si trovano in un’ampia sala arredata in modo sontuoso con mobili d’epoca ed oggetti antichi e dalle cui pareti pendono lussuosi tendaggi di seta  ricamati a mano.

    Gli ospiti ed i padroni di casa, comodamente seduti su soffici poltrone di velluto nero, si accingono a degustare l’aperitivo analcolico offertogli da un cameriere.

    Solo Andrea non è seduto come gli altri, ma, avvicinatosi alla finestra chiusa che dà sul cortile ammira l’orizzonte, immaginando fiorito il bel giardino ed il lungo viale che aveva percorso prima di giungere sulla soglia della casa.

    Non piove più, ma sta iniziando a scendere un velo di nebbia che fa a stento intravedere il paesaggio.

    Davanti alla casa, infatti, vi è un immenso giardino pieno di roseti e di alberi che hanno le sembianze di animali ma essendo inverno, tutto è tetro, a dare un po’ di calore vi è solo qualche pino addobbato per le festività natalizie, tra un albero ed un altro si possono notare busti marmorei risalenti alla seconda metà del 1800.

    Andrea ora fissando lo sguardo in alto, ai lati del cancello, dove vi sono due teste di leone con una rosa in bocca, lavorati in ferro battuto si estranea dalle vicende che coinvolgono gli altri.

    Sandro, ora avvicinatosi anch’egli alla finestra spiega ad Andrea che quelle figure hanno un significato particolare: indicano sia le origini della famiglia che la gentilezza della padrona di casa (data dalla delicatezza della rosa) nell’accogliere tutti coloro che chiedono di entrare.

    * * * * *

    Sono le 21: 00 ed è la vigilia di Natale: tutti seduti attorno al tavolo apparecchiato con posate in argento e piatti in porcellana, attendono impazienti l’arrivo della prima portata.

    In cucina vi sono alcuni dei più famosi cuochi, e le portate, preparate con arte su vassoi d’argento, vengono servite da camerieri in livrea bianca e rossa.

    La padrona di casa, richiamando l’attenzione dei presenti con un brindisi, dà inizio al racconto della sua vita.

    Mi presento, anche se voi mi conoscete già, mi chiamo Miriam, ma per l’anagrafe sono Maria De Genassi, nata il 19 ottobre 1934 ad Aosta, ora abito a Martignacco, un paesino in provincia di Udine.

    Sono sposata con Sandro Miniano da venticinque anni e da quel giorno, cioè il giorno 15 aprile 1962, siamo sempre stati considerati una coppia riuscita.

    Facendo un passo indietro vi racconto le mie origini.

    I miei genitori si sposarono tanto e tanto tempo fa in una piccola chiesetta isolata in aperta campagna. Al loro matrimonio partecipò tutto il paese, rappresentato per lo più da contadini.

    Infatti, a quei tempi, in paese esistevano solo due famiglie importanti: quella dei De Genassi e quella dei Peroca, a cui apparteneva mia madre.

    Mio padre, Antonio, allora svolgeva la funzione di podestà del paese.

    Dal racconto delle persone testimoni dell’avvenimento mi è stato assicurato che fu una cerimonia fantastica. A quei tempi non si usava andare nei locali a festeggiare come si fa oggi, ma fu imbandita con ogni ben di Dio una tavola lunga bensì cinque metri ed i due sposi per quel giorno furono costretti a sedersi ai due estremi del tavolo.

    Da questo matrimonio nacquero cinque bambini, vale a dire tre maschi e due femminucce, per giunta gemelle. Già allora vedere un parto gemellare suscitava nell’animo delle persone sia tenerezza che gelosia. Da piccola, in questo paese gli svaghi non erano molti.

    D’inverno mi ritrovavo spesso a casa e non potendo uscire mi dedicavo al ricamo o al lavoro con i ferri. Eravamo una famiglia numerosa, ma i miei fratelli giocavano raramente con me sia perché erano maschi, sia perché la differenza d’età era notevole.

    Io e mia sorella eravamo nate dopo 10 anni dal primo figlio.

    Amavo molto il colore rosso e lo amo tuttora; infatti, i miei lavori erano per la maggior parte di questo colore. Ricordo che per il mio nono compleanno ebbi, oltre a tanta lana variopinta, anche in regalo una camicia rossa che non volevo mai togliere e da allora, appunto, divenni per la mia famiglia, ed in seguito per gli amici e tutti quelli che mi conoscevano (l’intero paese) “ la garibaldina ”.

    A differenza di me, mia sorella Elisa non amava i lavori manuali che si possono svolgere benissimo in casa. Infatti, anche se durante le rigide giornate invernali fuori nevicava ella, testardamente, usciva facendo soffrire la nostra povera madre.

    Da piccola non sono sempre rimasta in casa, d’estate amavo molto uscire ed andare a cogliere deliziosi fiorellini di campo che poi regalavo a mia madre.

    Ho vissuto giornate tristi, ma anche tantissimi momenti felici.

    Il più bel giorno che posso ricordare fu la mia prima comunione che si svolse, insieme a mia sorella Elisa, nella stessa chiesa dove si erano sposati i miei genitori.

    Quel giorno tutto il paese era in festa (ogni occasione era buona per festeggiare): ora si realizzava il racconto della lunga tavolata fattomi dalle persone anziane del paese.

    Questa volta i festeggiati non erano due sposi, bensì otto bambini tra maschi e femmine.

    Man mano che crescevo mi accorgevo che vivere lì era sempre più impossibile.

    Solo una persona riusciva a comprendere la mia fiduciosa e spensierata giovinezza: Paolo.

    Sembrerà strano, ma la prima volta che lo vidi fu il primo giorno di scuola (in prima elementare) e da quel giorno diventammo subito amici.

    Paolo era un bambino timido e veniva deriso da tutti i nostri compagni di classe.

    Per giunta Paolo fece la prima comunione lo stesso giorno che la feci io.

    Per combinazione quel giorno ci misero anche a sedere vicino.

    Arrivò la guerra ed io avevo solo 11 anni, ma i miei tre fratelli, più grandi di me, dovettero partire uno per volta per servire la patria.

    Le provviste iniziarono a scarseggiare, persino i beni di prima necessità si trovavano con difficoltà ed iniziarono ad arrivare epidemie dovute alla poca alimentazione ed alla mancanza d’igiene.

    La gente del paese chiacchierava su di me, se uscivo da sola e sulle persone che mi stavano accanto se avessi avuto l’intenzione di uscire in compagnia di qualche amica.

    Passarono gli anni, stava per finire la guerra: da un momento all’altro lo avrebbero annunciato per radio, ma a noi due non importava molto e così avevamo deciso che il pomeriggio avremmo studiato insieme; e così facemmo.

    Per sentirci un po’ più grandi ed un po’ più intelligenti prendevamo qualsiasi cosa di scritto ci capitava davanti, andavamo a nasconderci in soffitta e leggevamo per ore intere fino a quando non fossimo stati certi di ricordare con precisione cosa avessimo letto.

    Ogni sera, al calare del sole Paolo ed io salivamo in soffitta.

    Posizione strategica: ultimo piano di un casolare, luogo ideale per le conserve invernali; tante casse di legno piene di anticaglie, vecchi libri e, forse, magari nell’antro più nascosto, una vecchia mappa: che sia quella di un tesoro nascosto? Magari.

    Finora, però, non ho mai trovato nulla.

    Così facendo ogni occasione era buona per incontrarci e stare insieme.

    Un giorno la curiosità di leggere mi spinse ad aprire una lettera destinata a mia madre; sopra c’era il simbolo dell’esercito ed in un angolo vi era incollato un sottile nastrino di raso nero.

    In quel momento non ci badai perché la voglia di leggere sovrastava tutto.

    Il senso di quel nastrino nero lo capii soltanto quando lessi la notizia della dolorosa morte sul campo di battaglia dei miei tre fratelli e di mio padre.

    Ricordo ancora adesso il volto di Paolo quando mi sentì pronunciare le parole: “Sono valorosamente scomparsi i signori Antonio, Marco, Stefano e Claudio De Genassi ”.

    A mia madre e a mia sorella Elisa non dissi nulla dell’arrivo di questa lettera ritenendo che era meglio che sperassero il presto ritorno dei loro cari.

    Col passare del tempo, trovavo in Paolo tutte le risposte ai miei perché.

    Più gli stavo vicina e più mi accorgevo d’essere innamorata di lui, ma era solo un sogno per me, perché credevo che lui mi considerasse solo come una buona e cara amica, ma non fu così.

    Finalmente dopo due anni ebbi il coraggio, dopo tanti tentativi, di farmi avanti e dirgli realmente cosa provavo per lui.

    Il giorno dopo la mia dichiarazione (avevo soltanto 18 anni), mia madre rimasta ormai vedova decise di cambiare città, io non volevo perché ormai dopo tanti anni mi stavo creando una vita con la persona che ho sempre amato e quando venne il giorno di partire piansi per tutto il viaggio.

    A nulla valsero i miei sforzi e quelli di mia sorella per farle cambiare idea.

    In quel paese c’erano molti ricordi, sia belli che brutti; l’infanzia ed il felice ricordo di Palo da parte mia, quello degli amici da parte d’Elisa, e la dura tristezza di mia madre non avendo avuto più notizie del marito e dei miei fratelli già da sette anni.

    Ormai io e mia sorella eravamo cresciute e la partenza fu un duro colpo per entrambe.

    Ci trasferimmo a Martignacco in provincia d’Udine.

    Paese che vai, usanze che trovi!

    In questo paese, facemmo subito nuove amicizie ed io mi dimenticai quasi del tutto di Paolo.

    Le prime persone che conoscemmo furono la padrona di casa e suo marito.

    Due persone garbate e alla mano che subito iniziarono a volerci bene.

    Trascorrevano gli anni ed era aumentato il costo della vita e mia madre da sola non riusciva più a sostenere le spese, e così io ed Elisa decidemmo di aiutarla in qualsiasi modo.

    Ci mettemmo in giro per cercare lavoro, ma ci fu rifiutato da diverse persone.

    Dato il periodo di stenti in cui versava il paese decidemmo di sfruttare quella che era stata da sempre la nostra passione per il ricamo, rendendoci conto che, forse, quel “passatempo” poteva essere redditizio. Utilizzando una macchina per cucire “vecchia maniera”, cominciammo con alcuni piccoli lavori come cucire bottoni o riparare l’orlo ad una gonna, in un primo tempo per la nostra famiglia risparmiando almeno sull’acquisto degli abiti, poi per tutto il vicinato.

    Notammo che dopo solo due anni l’attività rendeva proficuamente, e dopo un periodo di riflessione, ci balenò nella mente: perché non espanderla e ingrandirsi?

    Già, ma dove trovare i fondi necessari per impiantare una piccola impresa, anche se solo a carattere familiare? Grazie anche all’aiuto finanziario d’alcuni benestanti del paese e alle molte richieste di confezionamenti d’abiti per matrimoni, noi, “le due sorelle”; così ci chiamarono ci aprimmo un piccolo laboratorio di sartoria.

    Dopo più di un anno, nel giorno in cui il negozio rimaneva chiuso io ed Elisa, per puro caso, recandoci dal grossista per comprare le svariate tonalità di stoffe che ci venivano richieste, vedemmo da lontano un bel ragazzo.

    Un ragazzo che avrebbe dovuto avere all’incirca la nostra età, individuo distinto e ben vestito tutto l’opposto di tanti suoi coetanei che seguivano la moda particolare che c’era alla fine degli anni ‘60.

    Elisa se ne innamorò a prima vista e facemmo di tutto per conoscerlo.

    Anche il ragazzo quando vide Elisa rimase folgorato da tanta bellezza.

    Quel giorno c’intrattenemmo per molte ore a chiacchierare decidendo di pranzare insieme.

    Ad Elisa piacque molto il giovane e gli appuntamenti susseguirono per molto tempo.

    Parlando più approfonditamente capii che era proprio quel Paolo che avevo lasciato prima di partire, con il quale avevo trascorso magnifiche giornate e fantastiche serate alla luce del fuoco scoppiettante di un caminetto e che ora si era del tutto dimenticato di me.

    Paolo era cresciuto ed era divenuto ricco, grazie all’eredità avuta da un suo lontano prozio, socio maggioritario di un’importante industria di materiali edili.

    Paolo iniziò a frequentarsi con Elisa mentre io, tre mesi dopo il fidanzamento ufficiale di Elisa e Paolo, durante la festa patronale, conobbi Sandro, noto architetto di zona, figlio del socio fondatore dell’industria di Paolo, nonché suo carissimo amico.

    Finalmente, dopo qualche anno di fidanzamento decidemmo la data delle nozze, e così iniziarono i preparativi.

    Avevamo condiviso tutto io ed Elisa, e decidemmo di sposarci lo stesso giorno, ma i nostri matrimoni ebbero un seguito differente, io mi sistemai nella casa di proprietà di Sandro; dove vivo attualmente, mentre Elisa e Paolo si trasferirono non lontano da qui.

    Dopo il matrimonio, io e mia sorella abbandonammo l’attività commerciale che avevamo aperto alcuni anni prima e ci dedicammo interamente alla vita casalinga ed ai nostri rispettivi mariti.

    Trascorremmo un periodo felice anche soffrivo sapendo che Paolo aveva scelto Elisa al posto mio.

    Dopo due anni di matrimonio Paolo, Elisa e la piccola Barbara che allora aveva soltanto14 mesi decisero di ritornare nei luoghi dove avevano trascorso la loro infanzia.

     Chiesero anche a noi di andare con loro, ma rifiutammo l’invito perché avevamo già acquistato i biglietti dell’aereo anche ci avrebbe condotti in luoghi più caldi.

    Ma in quel giorno che doveva essere felice  per loro, il treno che avevano preso, deragliò

    Il cuore di Paolo smise di battere subito dopo l’impatto che scaraventò Paolo fuori dal treno, mentre Elisa che venne trasportata in ospedale morì dopo diverse ore di agonia”.

    Detto questo gli amici si stringono attorno a Miriam che intanto è scoppiata in un pianto a dirotto.

    Dopo essersi calmata, riprende il racconto dicendo: “Barbara si salvò miracolosamente e, poiché io e Sandro siamo gli unici parenti più stretti della bambina e non avendo ancora figli decidemmo di adottare nostra nipote che crede ancora oggi di essere figlia nostra giacché, oltre a rassomigliare molto a me ha lo stesso gruppo sanguigno”.

    Ma Barbara, ormai grande, entrando dalla porta di servizio situata sul retro della casa, in un orario anticipato rispetto a quello previsto per il ritorno, sente la storia che Miriam sta raccontando agli amici e scopre la verità su i suoi genitori.

    Corre verso la zia/madre e abbracciandola le dice che anche se ora sa tutta la verità le vorrà sempre bene.

    September 19

    NEWS...CONTINUA...

     
     
     
    Come vi avevo promesso eccomi quì...ma per ora vi svelo solo il titolo
     
    "LA STORIA FANTASTICA"
     
    per conoscere il resto seguitemi e non vi deluderò....
    September 18

    NEWS

     
     
    CIAO A TUTTI....ci sono grandi novità...forse molti di voi non lo sanno ma tra i 16 ed i 20 anni sono stata anche io scrittrice...
    Ho scritto e pubblicato ben 3 racconti brevi e....
    QUI' VIENE IL BELLO
    li ho ritrovati ed a breve li trasferirò nel blog
    September 15

    le prime idee

    In un blog bisognerebbe metterci tutto ciò che mi passa per la testa ma visto che non l'ho mai fatto prima vi chiedo una mano grande grande....accetto tutto purchè siano consigli utili a migliorare queste pagine.
    September 10

    Postmortem

    1

    Venerdì 6 giugno a Richmond pioveva. L'acquazzone incessante, cominciato all'alba, aveva infierito sui gigli riducendoli a nudi steli e sparso foglie sul­l'asfalto e sui marciapiedi. Rivoli d'acqua correvano per le strade; nei campi da gioco e nei prati si allargavano grandi pozze. Andai a dormire con il sottofondo della pioggia che scrosciava sulle la­stre di ardesia del tetto e, mentre la notte sfumava nella nebbia dell'aurora del sabato, feci un sogno orribile.

    Al di là dei vetri della finestra striati di pioggia apparve un volto livido, dai tratti informi e inumani come quelli delle bam­bole fatte con le calze di nailon. La finestra era buia quando la sa­goma apparve, simile a uno spirito maligno, intenta a scrutare al­l'interno. Mi svegliai e fissai l'oscurità. Soltanto quando il telefo­no squillò di nuovo capii cosa mi aveva destato. Trovai la cornet­ta senza annaspare.

    «La dottoressa Scarpetta?»

    «Sì.» Allungai una mano verso l'interruttore dell'abat-jour e lo accesi.

    «Qui Pete Marino. Ne abbiamo trovata un altra al 5602 di Berkley Avenue. Mi sa che è meglio che venga.»

    Il nome della vittima, prosegui, era Lori Petersen, sesso femminile, razza bianca, trent'anni. Il marito aveva trovato il cada­vere circa mezz'ora prima.

    Non servivano altri particolari. Avevo capito nell'istante in cui avevo sollevato il ricevitore e riconosciuto la voce del sergen­te Marino. Forse l'avevo realizzato già al primo squillo. Chi ha paura dei lupi mannari teme anche la luna piena. Io avevo comin­ciato a temere le ore tra la mezzanotte e le tre, quando il venerdì diventa sabato e la città sembra sprofondare nell'incoscienza.