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September 20 La storia fantasticaLa storia fantastica Fuori…un tempo gelido e tempestoso, sferzato dall’ira dei venti e dall’incessante caduta della neve. In casa di Maria e Sandro, di fronte ad un caminetto vi sono altre due coppie, Maura e suo marito Andrea e per finire Antonella ed Enzo. Tutti insieme si trovano in un’ampia sala arredata in modo sontuoso con mobili d’epoca ed oggetti antichi e dalle cui pareti pendono lussuosi tendaggi di seta ricamati a mano. Gli ospiti ed i padroni di casa, comodamente seduti su soffici poltrone di velluto nero, si accingono a degustare l’aperitivo analcolico offertogli da un cameriere. Solo Andrea non è seduto come gli altri, ma, avvicinatosi alla finestra chiusa che dà sul cortile ammira l’orizzonte, immaginando fiorito il bel giardino ed il lungo viale che aveva percorso prima di giungere sulla soglia della casa. Non piove più, ma sta iniziando a scendere un velo di nebbia che fa a stento intravedere il paesaggio. Davanti alla casa, infatti, vi è un immenso giardino pieno di roseti e di alberi che hanno le sembianze di animali ma essendo inverno, tutto è tetro, a dare un po’ di calore vi è solo qualche pino addobbato per le festività natalizie, tra un albero ed un altro si possono notare busti marmorei risalenti alla seconda metà del 1800. Andrea ora fissando lo sguardo in alto, ai lati del cancello, dove vi sono due teste di leone con una rosa in bocca, lavorati in ferro battuto si estranea dalle vicende che coinvolgono gli altri. Sandro, ora avvicinatosi anch’egli alla finestra spiega ad Andrea che quelle figure hanno un significato particolare: indicano sia le origini della famiglia che la gentilezza della padrona di casa (data dalla delicatezza della rosa) nell’accogliere tutti coloro che chiedono di entrare. * * * * * Sono le 21: 00 ed è la vigilia di Natale: tutti seduti attorno al tavolo apparecchiato con posate in argento e piatti in porcellana, attendono impazienti l’arrivo della prima portata. In cucina vi sono alcuni dei più famosi cuochi, e le portate, preparate con arte su vassoi d’argento, vengono servite da camerieri in livrea bianca e rossa. La padrona di casa, richiamando l’attenzione dei presenti con un brindisi, dà inizio al racconto della sua vita. “Mi presento, anche se voi mi conoscete già, mi chiamo Miriam, ma per l’anagrafe sono Maria De Genassi, nata il 19 ottobre 1934 ad Aosta, ora abito a Martignacco, un paesino in provincia di Udine. Sono sposata con Sandro Miniano da venticinque anni e da quel giorno, cioè il giorno 15 aprile 1962, siamo sempre stati considerati una coppia riuscita. Facendo un passo indietro vi racconto le mie origini. I miei genitori si sposarono tanto e tanto tempo fa in una piccola chiesetta isolata in aperta campagna. Al loro matrimonio partecipò tutto il paese, rappresentato per lo più da contadini. Infatti, a quei tempi, in paese esistevano solo due famiglie importanti: quella dei De Genassi e quella dei Peroca, a cui apparteneva mia madre. Mio padre, Antonio, allora svolgeva la funzione di podestà del paese. Dal racconto delle persone testimoni dell’avvenimento mi è stato assicurato che fu una cerimonia fantastica. A quei tempi non si usava andare nei locali a festeggiare come si fa oggi, ma fu imbandita con ogni ben di Dio una tavola lunga bensì cinque metri ed i due sposi per quel giorno furono costretti a sedersi ai due estremi del tavolo. Da questo matrimonio nacquero cinque bambini, vale a dire tre maschi e due femminucce, per giunta gemelle. Già allora vedere un parto gemellare suscitava nell’animo delle persone sia tenerezza che gelosia. Da piccola, in questo paese gli svaghi non erano molti. D’inverno mi ritrovavo spesso a casa e non potendo uscire mi dedicavo al ricamo o al lavoro con i ferri. Eravamo una famiglia numerosa, ma i miei fratelli giocavano raramente con me sia perché erano maschi, sia perché la differenza d’età era notevole. Io e mia sorella eravamo nate dopo 10 anni dal primo figlio. Amavo molto il colore rosso e lo amo tuttora; infatti, i miei lavori erano per la maggior parte di questo colore. Ricordo che per il mio nono compleanno ebbi, oltre a tanta lana variopinta, anche in regalo una camicia rossa che non volevo mai togliere e da allora, appunto, divenni per la mia famiglia, ed in seguito per gli amici e tutti quelli che mi conoscevano (l’intero paese) “ la garibaldina ”. A differenza di me, mia sorella Elisa non amava i lavori manuali che si possono svolgere benissimo in casa. Infatti, anche se durante le rigide giornate invernali fuori nevicava ella, testardamente, usciva facendo soffrire la nostra povera madre. Da piccola non sono sempre rimasta in casa, d’estate amavo molto uscire ed andare a cogliere deliziosi fiorellini di campo che poi regalavo a mia madre. Ho vissuto giornate tristi, ma anche tantissimi momenti felici. Il più bel giorno che posso ricordare fu la mia prima comunione che si svolse, insieme a mia sorella Elisa, nella stessa chiesa dove si erano sposati i miei genitori. Quel giorno tutto il paese era in festa (ogni occasione era buona per festeggiare): ora si realizzava il racconto della lunga tavolata fattomi dalle persone anziane del paese. Questa volta i festeggiati non erano due sposi, bensì otto bambini tra maschi e femmine. Man mano che crescevo mi accorgevo che vivere lì era sempre più impossibile. Solo una persona riusciva a comprendere la mia fiduciosa e spensierata giovinezza: Paolo. Sembrerà strano, ma la prima volta che lo vidi fu il primo giorno di scuola (in prima elementare) e da quel giorno diventammo subito amici. Paolo era un bambino timido e veniva deriso da tutti i nostri compagni di classe. Per giunta Paolo fece la prima comunione lo stesso giorno che la feci io. Per combinazione quel giorno ci misero anche a sedere vicino. Arrivò la guerra ed io avevo solo 11 anni, ma i miei tre fratelli, più grandi di me, dovettero partire uno per volta per servire la patria. Le provviste iniziarono a scarseggiare, persino i beni di prima necessità si trovavano con difficoltà ed iniziarono ad arrivare epidemie dovute alla poca alimentazione ed alla mancanza d’igiene. La gente del paese chiacchierava su di me, se uscivo da sola e sulle persone che mi stavano accanto se avessi avuto l’intenzione di uscire in compagnia di qualche amica. Passarono gli anni, stava per finire la guerra: da un momento all’altro lo avrebbero annunciato per radio, ma a noi due non importava molto e così avevamo deciso che il pomeriggio avremmo studiato insieme; e così facemmo. Per sentirci un po’ più grandi ed un po’ più intelligenti prendevamo qualsiasi cosa di scritto ci capitava davanti, andavamo a nasconderci in soffitta e leggevamo per ore intere fino a quando non fossimo stati certi di ricordare con precisione cosa avessimo letto. Ogni sera, al calare del sole Paolo ed io salivamo in soffitta. Posizione strategica: ultimo piano di un casolare, luogo ideale per le conserve invernali; tante casse di legno piene di anticaglie, vecchi libri e, forse, magari nell’antro più nascosto, una vecchia mappa: che sia quella di un tesoro nascosto? Magari. Finora, però, non ho mai trovato nulla. Così facendo ogni occasione era buona per incontrarci e stare insieme. Un giorno la curiosità di leggere mi spinse ad aprire una lettera destinata a mia madre; sopra c’era il simbolo dell’esercito ed in un angolo vi era incollato un sottile nastrino di raso nero. In quel momento non ci badai perché la voglia di leggere sovrastava tutto. Il senso di quel nastrino nero lo capii soltanto quando lessi la notizia della dolorosa morte sul campo di battaglia dei miei tre fratelli e di mio padre. Ricordo ancora adesso il volto di Paolo quando mi sentì pronunciare le parole: “Sono valorosamente scomparsi i signori Antonio, Marco, Stefano e Claudio De Genassi ”. A mia madre e a mia sorella Elisa non dissi nulla dell’arrivo di questa lettera ritenendo che era meglio che sperassero il presto ritorno dei loro cari. Col passare del tempo, trovavo in Paolo tutte le risposte ai miei perché. Più gli stavo vicina e più mi accorgevo d’essere innamorata di lui, ma era solo un sogno per me, perché credevo che lui mi considerasse solo come una buona e cara amica, ma non fu così. Finalmente dopo due anni ebbi il coraggio, dopo tanti tentativi, di farmi avanti e dirgli realmente cosa provavo per lui. Il giorno dopo la mia dichiarazione (avevo soltanto 18 anni), mia madre rimasta ormai vedova decise di cambiare città, io non volevo perché ormai dopo tanti anni mi stavo creando una vita con la persona che ho sempre amato e quando venne il giorno di partire piansi per tutto il viaggio. A nulla valsero i miei sforzi e quelli di mia sorella per farle cambiare idea. In quel paese c’erano molti ricordi, sia belli che brutti; l’infanzia ed il felice ricordo di Palo da parte mia, quello degli amici da parte d’Elisa, e la dura tristezza di mia madre non avendo avuto più notizie del marito e dei miei fratelli già da sette anni. Ormai io e mia sorella eravamo cresciute e la partenza fu un duro colpo per entrambe. Ci trasferimmo a Martignacco in provincia d’Udine. Paese che vai, usanze che trovi! In questo paese, facemmo subito nuove amicizie ed io mi dimenticai quasi del tutto di Paolo. Le prime persone che conoscemmo furono la padrona di casa e suo marito. Due persone garbate e alla mano che subito iniziarono a volerci bene. Trascorrevano gli anni ed era aumentato il costo della vita e mia madre da sola non riusciva più a sostenere le spese, e così io ed Elisa decidemmo di aiutarla in qualsiasi modo. Ci mettemmo in giro per cercare lavoro, ma ci fu rifiutato da diverse persone. Dato il periodo di stenti in cui versava il paese decidemmo di sfruttare quella che era stata da sempre la nostra passione per il ricamo, rendendoci conto che, forse, quel “passatempo” poteva essere redditizio. Utilizzando una macchina per cucire “vecchia maniera”, cominciammo con alcuni piccoli lavori come cucire bottoni o riparare l’orlo ad una gonna, in un primo tempo per la nostra famiglia risparmiando almeno sull’acquisto degli abiti, poi per tutto il vicinato. Notammo che dopo solo due anni l’attività rendeva proficuamente, e dopo un periodo di riflessione, ci balenò nella mente: perché non espanderla e ingrandirsi? Già, ma dove trovare i fondi necessari per impiantare una piccola impresa, anche se solo a carattere familiare? Grazie anche all’aiuto finanziario d’alcuni benestanti del paese e alle molte richieste di confezionamenti d’abiti per matrimoni, noi, “le due sorelle”; così ci chiamarono ci aprimmo un piccolo laboratorio di sartoria. Dopo più di un anno, nel giorno in cui il negozio rimaneva chiuso io ed Elisa, per puro caso, recandoci dal grossista per comprare le svariate tonalità di stoffe che ci venivano richieste, vedemmo da lontano un bel ragazzo. Un ragazzo che avrebbe dovuto avere all’incirca la nostra età, individuo distinto e ben vestito tutto l’opposto di tanti suoi coetanei che seguivano la moda particolare che c’era alla fine degli anni ‘60. Elisa se ne innamorò a prima vista e facemmo di tutto per conoscerlo. Anche il ragazzo quando vide Elisa rimase folgorato da tanta bellezza. Quel giorno c’intrattenemmo per molte ore a chiacchierare decidendo di pranzare insieme. Ad Elisa piacque molto il giovane e gli appuntamenti susseguirono per molto tempo. Parlando più approfonditamente capii che era proprio quel Paolo che avevo lasciato prima di partire, con il quale avevo trascorso magnifiche giornate e fantastiche serate alla luce del fuoco scoppiettante di un caminetto e che ora si era del tutto dimenticato di me. Paolo era cresciuto ed era divenuto ricco, grazie all’eredità avuta da un suo lontano prozio, socio maggioritario di un’importante industria di materiali edili. Paolo iniziò a frequentarsi con Elisa mentre io, tre mesi dopo il fidanzamento ufficiale di Elisa e Paolo, durante la festa patronale, conobbi Sandro, noto architetto di zona, figlio del socio fondatore dell’industria di Paolo, nonché suo carissimo amico. Finalmente, dopo qualche anno di fidanzamento decidemmo la data delle nozze, e così iniziarono i preparativi. Avevamo condiviso tutto io ed Elisa, e decidemmo di sposarci lo stesso giorno, ma i nostri matrimoni ebbero un seguito differente, io mi sistemai nella casa di proprietà di Sandro; dove vivo attualmente, mentre Elisa e Paolo si trasferirono non lontano da qui. Dopo il matrimonio, io e mia sorella abbandonammo l’attività commerciale che avevamo aperto alcuni anni prima e ci dedicammo interamente alla vita casalinga ed ai nostri rispettivi mariti. Trascorremmo un periodo felice anche soffrivo sapendo che Paolo aveva scelto Elisa al posto mio. Dopo due anni di matrimonio Paolo, Elisa e la piccola Barbara che allora aveva soltanto14 mesi decisero di ritornare nei luoghi dove avevano trascorso la loro infanzia. Chiesero anche a noi di andare con loro, ma rifiutammo l’invito perché avevamo già acquistato i biglietti dell’aereo anche ci avrebbe condotti in luoghi più caldi. Ma in quel giorno che doveva essere felice per loro, il treno che avevano preso, deragliò Il cuore di Paolo smise di battere subito dopo l’impatto che scaraventò Paolo fuori dal treno, mentre Elisa che venne trasportata in ospedale morì dopo diverse ore di agonia”. Detto questo gli amici si stringono attorno a Miriam che intanto è scoppiata in un pianto a dirotto. Dopo essersi calmata, riprende il racconto dicendo: “Barbara si salvò miracolosamente e, poiché io e Sandro siamo gli unici parenti più stretti della bambina e non avendo ancora figli decidemmo di adottare nostra nipote che crede ancora oggi di essere figlia nostra giacché, oltre a rassomigliare molto a me ha lo stesso gruppo sanguigno”. Ma Barbara, ormai grande, entrando dalla porta di servizio situata sul retro della casa, in un orario anticipato rispetto a quello previsto per il ritorno, sente la storia che Miriam sta raccontando agli amici e scopre la verità su i suoi genitori. Corre verso la zia/madre e abbracciandola le dice che anche se ora sa tutta la verità le vorrà sempre bene. September 19 NEWS...CONTINUA...Come vi avevo promesso eccomi quì...ma per ora vi svelo solo il titolo
"LA STORIA FANTASTICA"
per conoscere il resto seguitemi e non vi deluderò.... September 18 NEWSCIAO A TUTTI....ci sono grandi novità...forse molti di voi non lo sanno ma tra i 16 ed i 20 anni sono stata anche io scrittrice...
Ho scritto e pubblicato ben 3 racconti brevi e....
QUI' VIENE IL BELLO
li ho ritrovati ed a breve li trasferirò nel blog September 15 le prime ideeIn un blog bisognerebbe metterci tutto ciò che mi passa per la testa ma visto che non l'ho mai fatto prima vi chiedo una mano grande grande....accetto tutto purchè siano consigli utili a migliorare queste pagine. September 10 Postmortem1 Venerdì 6 giugno a Richmond pioveva. L'acquazzone incessante, cominciato all'alba, aveva infierito sui gigli riducendoli a nudi steli e sparso foglie sull'asfalto e sui marciapiedi. Rivoli d'acqua correvano per le strade; nei campi da gioco e nei prati si allargavano grandi pozze. Andai a dormire con il sottofondo della pioggia che scrosciava sulle lastre di ardesia del tetto e, mentre la notte sfumava nella nebbia dell'aurora del sabato, feci un sogno orribile. Al di là dei vetri della finestra striati di pioggia apparve un volto livido, dai tratti informi e inumani come quelli delle bambole fatte con le calze di nailon. La finestra era buia quando la sagoma apparve, simile a uno spirito maligno, intenta a scrutare all'interno. Mi svegliai e fissai l'oscurità. Soltanto quando il telefono squillò di nuovo capii cosa mi aveva destato. Trovai la cornetta senza annaspare. «La dottoressa Scarpetta?» «Sì.» Allungai una mano verso l'interruttore dell'abat-jour e lo accesi. «Qui Pete Marino. Ne abbiamo trovata un altra al 5602 di Berkley Avenue. Mi sa che è meglio che venga.» Il nome della vittima, prosegui, era Lori Petersen, sesso femminile, razza bianca, trent'anni. Il marito aveva trovato il cadavere circa mezz'ora prima. Non servivano altri particolari. Avevo capito nell'istante in cui avevo sollevato il ricevitore e riconosciuto la voce del sergente Marino. Forse l'avevo realizzato già al primo squillo. Chi ha paura dei lupi mannari teme anche la luna piena. Io avevo cominciato a temere le ore tra la mezzanotte e le tre, quando il venerdì diventa sabato e la città sembra sprofondare nell'incoscienza. |
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